Lavoropiù azienda solidale

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Abbiamo chiesto a Lavoropiù di rispondere a tre domande sull’importanza della responsabilità sociale d’impresa.

1) A grandi linee, la storia dell’inclusione sociale in Lavoropiù e le motivazioni che la sostengono.

Lavoropiù ha intensificato in questi ultimi anni l’attenzione verso le tematiche di inclusione sociale e lavorativa di lavoratori svantaggiati.
Il core business della nostra attività è la selezione di figure idonee per le nostre aziende clienti. Una volta raccolta l’esigenza di selezione del personale da parte dei nostri clienti, attiviamo, all’interno della nostra banca dati, la ricerca dei profili professionali più rispondenti alle necessità manifestate dal cliente.
Ovviamente, per non cadere nel tranello del calzolaio che gira con le scarpe rotte, al nostro interno è molto alta l’attenzione alla qualità delle risorse inserite. Uno dei nostri vantaggi competitivi è proprio quello di poter contare su colleghi altamente qualificati, con una professionalità superiore alla media del mercato.
E dunque, anche le risorse appartenenti alle categorie protette, devono permetterci di fare la differenza nei confronti delle nostre aziende clienti.
Ciò si è tradotto, nella pratica, nel focalizzarci sulle abilità e competenze dei singoli, riuscendo a superare gli eventuali limiti che comporta la disabilità con l’assegnazione di mansioni che sottolineassero l’attitudine per un certo tipo di lavoro.
Si parte dal presupposto che ognuno di noi ha dei limiti, magari non fisici ma comportamentali e culturali, e che però sviluppa delle capacità e delle attitudini che lo rendono abile – più abile di altri – in un determinato ruolo.
Ognuno di noi, inoltre, deve potersi adattare al contesto lavorativo e allo stesso modo, il contesto lavorativo cambia, si modifica a seconda delle risorse inserite.
In questi anni la nostra organizzazione ha manifestato la volontà di andare oltre gli obblighi di legge e di favorire progetti esterni al nostro ambiente lavorativo che potessero in qualche modo allargare la portata dei valori etici e sociali della nostra azienda.
In questo senso vanno lette le collaborazioni con diverse realtà cooperativistiche, tra cui CSAPSA, ma anche ASPHI, ASP ed altre società con le quali abbiamo intrapreso percorsi formativi volti ad aumentare la sensibilità interna verso questi temi e la capacità di portare questa sensibilità anche all’esterno.
Nell’ambito delle politiche attive di Lavoropiù è nato, ad esempio, un gruppo di lavoro specializzato nella ricerca e selezione di personale appartenente alle categorie protette.
Alcune nostre colleghe hanno intrapreso un percorso formativo per acquisire le competenze necessarie ad intervistare candidati con disabilità o con situazioni di disagio e di svantaggio sociale. L’ascolto di queste risorse può avvenire, infatti, solo se si è pienamente consapevoli delle necessità, dei limiti oggettivi e di quelli soggettivi che possono ostacolare in qualche modo la buona riuscita di un processo selettivo.
Dall’altro lato queste colleghe hanno dovuto imparare a leggere il contesto ambientale del possibile inserimento di queste risorse: l’analisi del clima aziendale, se è infatti importante per l’inserimento di qualsiasi figura professionale, si rende fondamentale nel caso in cui la struttura organizzativa debba accogliere una risorsa disabile. I mutamenti del contesto di cui dicevamo prima devono essere ancora più fluidi e devono portare alla crescita ed al miglioramento di tutto il gruppo di lavoro in cui verrà inserita la risorsa. Solo quando si verifica ciò, l’azienda non vive più con ansia e/o con frustrazione l’assolvimento dell’obbligo legislativo e può avviarsi a progetti di più ampio respiro.

2) Le motivazioni di massima che sostengono la partecipazione di Lavoropiù al Network delle aziende solidali.

Nel passaggio dall’obbligo di legge ad una politica dell’attuazione di più ampio respiro, Lavoropiù ha intrapreso una serie di progetti che ha accresciuto la volontà di diffondere la cultura della solidarietà e dell’inclusione anche al di fuori della propria struttura.
Il Network racchiude in sé due concetti che sono valori fondanti dell’attività di Lavoropiù: la territorialità e l’agire etico.
La prossimità delle agenzie di Lavoropiù alle zone industriali e ai distretti produttivi permette di valorizzare il concetto di territorio. Per offrire un servizio consulenziale e riferito al mercato del lavoro, bisogna conoscere il territorio, la sua economia, conoscere le storie degli imprenditori locali, creare una banca dati di candidati disponibili per quel territorio. Tutte queste operazioni riescono solo in virtù di una presenza costante che si realizza, appunto, attraverso il lavoro quotidiano delle nostre filiali. Nella provincia di Bologna Lavoropiù è presente con 12 uffici proprio perché ogni distretto, ogni aggregazione di comuni rappresenta un mondo a sé con propri ritmi e specifiche necessità che sarebbe difficile seguire da un unico ufficio collocato, magari, nel centro della città.
L’altro concetto dell’agire eticamente e responsabilmente fa parte della cultura aziendale di Lavoropiù che, come già detto, è attenta ad adottare le cosiddette “buone prassi” e ad attuare politiche di inclusione.
Se a tutto ciò si aggiunge il vantaggio di “fare rete”, di condividere esperienze e informazioni con altre aziende virtuose, ben si comprende la motivazione che ha spinto Lavoropiù a sostenere il Network di aziende solidali.
La collaborazione con altre imprese e di queste con le istituzioni può aumentare e fortificare le azioni di solidarietà verso il territorio, può far nascere concrete opportunità di sviluppo economico e di reale coinvolgimento e partecipazione alle necessità della comunità di riferimento.

3) Infine, vista la situazione di crisi, Lavoropiù ritiene ancora di fare inclusione sociale?

Trincerarsi dietro il fatto che per colpa della crisi non si possono assumere lavoratori disabili è una scusa. Chi fa questo tipo di ragionamento non ha probabilmente capito il senso ed il valore dell’inclusione sociale. Ogni risorsa rappresenta un’opportunità di crescita per l’azienda se inserita in un contesto in cui poter applicare le sue abilità e/o attitudini.
E, ancora di più in momenti di crisi, si deve poter sostenere il proprio territorio con azioni che vadano a limitare il più possibile casi di disagio sociale e di esclusione dal mondo del lavoro, altrimenti si rimarrà sempre legati ad una cultura di assistenzialismo che, oltre a rappresentare un costo per la società, non giova a nessuno.
Proprio nel momento in cui anche le istituzioni pubbliche stanno assumendo il ruolo di facilitatori dell’inserimento lavorativo con percorsi, risorse e strutture che orientano, preparano ed accompagnano all’ingresso nel mondo del lavoro, le aziende devono aprire ancora di più le porte ed accogliere queste risorse che, se inserite con preparazione e metodo, possono rappresentare un importante vantaggio competitivo.

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